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RITIRO NOVEMBRE 2016 (Meditazione 02-11-1989)

“COMMEMORAZIONE FEDELI DEFUNTI”

 Oggi tutta un'altra aspirazione ha scelto i testi per la liturgia dei morti. Altra era  l'ispirazione invece dei testi che celebravano la morte e i morti prima del rinnovamento liturgico. E tutte e due queste ispirazioni sono giuste ma l'una non deve compromettere l'altra, l'una non deve affossare l'altra...

Voi avete ascoltato il canto anche del Dies irae, ma anche i canti che precedono; c'è il senso del timore perché in noi non vi è nessuna possibilità di salvezza “Rex tremendae maiestatis, qui salvandos salvas gratis, salva me, fons pietatis”, “O re di tremenda maestà che coloro che salvi, li salvi soltanto per grazia tua, soltanto per grazia, salvami in quel giorno tremendo”. Ecco, questo era il sentimento dei cristiani fino a 30 anni fa. Non solo nei testi liturgici ma anche nella letteratura cristiana più o meno animata e ispirata dalla fede della Chiesa. Avete presente anche il Petrarca nella canzone alla Vergine parla della morte come dubbioso passo. Villon, il grande mascalzone appeso alla forca, il più grande poeta francese prima del ‘600, che c'ha tutto il testamento, bellissimo, era un mascalzone… Tuttavia anche lui sente il bisogno di implorare il perdono di Dio, di chiedere alla Vergine di intervenire per la sua salvezza. Noi oggi si fa un po' troppo presto.

Francamente debbo dirvi, ma sento una certa ripugnanza a cantare sempre l'Alleluia. So bene che Gesù è risorto, ma chi mi assicura la mia salvezza? Perché io posso andare all'inferno, rimane vera questa possibilità per me e anche per il Papa, per tutti i cristiani. Il trascurare queste possibilità toglie agli uomini il senso di una loro responsabilità morale, tutto va bene, tutto fa brodo, si faccia qualunque cosa… si canta l'Alleluia. Adagio, che ne sai tu? Non sappiamo nemmeno per coloro che muoiono. Io mi ricordo, e feci male, ma mi ricordo che quando entrai  nel piccolo cimitero di Orgosolo e il parroco parlava di Antonia Mesina, dissi: “Ma come facciamo a sapere?”. Ma poi invece lo sappiamo dalle testimonianze che poi ho letto, appare chiarissima la sua disposizione anche al perdono, anche se ha gridato come una belva quando le è stato spaccato il cranio con la pietra.
Ma voi sapete quanto ci vuole anche nei processi di beatificazione per dichiarare i martiri. Vedete, sono 12.000 i martiri, anzi 16.000 sembra, i martiri della rivoluzione spagnola, per ora sono state 3 carmelitane beatificate e 26 passionisti, nessun altro. Per tutti i martiri, o almeno, per tutti quelli che sono stati uccisi per causa del Vangelo nel Messico nel 1926, per ora 1 solo è stato beatificato, padre Agostino Pro, così avviene sempre… e quanto ci vuole. Pensate i martiri della rivoluzione francese, sono stati beatificati da Pio XII dopo quasi un secolo e mezzo dalla loro morte. In questo tempo che cosa hanno dovuto fare? Esaminare tutte le testimonianze che ci possono essere per capire con quali sentimenti sono morti. Perché, non basta morire perché siamo cristiani; bisogna morire senza odio nel cuore verso coloro che ci uccidono, e che ne sappiamo noi? Ci vuole un esame attento, minuzioso ed esaustivo perché la Chiesa abbia la sicurezza che la morte ha accolto queste anime con quei sentimenti cristiani che Dio esige da noi. E allora, ecco, il fatto che noi sappiamo che il Signore, nel Signore siamo tutti salvati; tutti, nel Signore. Ma io posso sottrarmi.

Che Egli abbia meritato la salvezza per tutti è un fatto non solo certo, assoluto! Perché dogma di fede. Ma il fatto che Dio abbia salvato tutti in atto primo non è la salvezza in atto secondo perché, come tante volte vi ho detto, poi ci vuole il consenso. Dio ci ha salvato tutti 2000 anni fa, ma io posso essere salvato soltanto nel 1989, e perché? Perché vivo oggi e oggi posso essere salvato, se io consento all'atto divino, se io mi abbandono alla misericordia di Dio. Ma se non faccio questo, la salvezza in Dio è totale, in me non mi raggiunge. Perché io sono un uomo. Ricordiamocelo bene, siamo uomini, cioè siamo responsabili, sennò siamo soltanto delle marionette. Dio non ci tratta come delle marionette, bisogna che noi consentiamo al suo atto di amore. Perciò non possiamo dire: tutti siamo salvati, tutti siamo... Adagio! Possiamo sperare, l'ho sempre detto, possiamo sperare. Dobbiamo temere per tutti, temere anche per il Papa, temere per me, temere anche per Teresa di Calcutta, temere… anche per Teresa di Calcutta, certo, perché anche la sua salvezza è una salvezza gratuita, dipende esclusivamente dalla grandezza della misericordia divina che soccorrerà la sua anima nel momento estremo, perché nel momento estremo uno può rifiutarsi, nel momento estremo l'anima potrebbe sottrarsi a Dio, anche Teresa di Calcutta può andare all'inferno.
Dobbiamo saperlo, dobbiamo dichiararlo, dobbiamo annunziarlo fortissimamente. La salvezza di tutti dipende esclusivamente dalla gratuità della grazia pertanto rimane questo dubbioso passo. Certo dobbiamo avere una fiducia immensa in Dio, dobbiamo avere una speranza che non deve aver fine in Lui che ci ha amato fino a morire per noi. Sì, in Lui ma sempre timore per me, perché la grandezza della sua misericordia non toglie nulla alla mia possibilità. Alleluia, se si canta la grandezza del dono divino, posso sempre cantare l'Alleluia ma se penso a quello che è lì morto sul catafalco, io debbo sospendere il mio giudizio. Chi giudica è Dio non sono io, se lo mando al paradiso io mi metto al posto di Dio. Io posso sperare, nulla di più.
Posso sperare per Teresa di Calcutta, posso sperare, per ora, per tutti quelli che anche essendo servi di Dio non son beatificati, posso sperare per Pier Giorgio Frassati, posso sperare per Giovanni XXIII, nulla di più! Nulla di più nemmeno per il Papa, nemmeno per Giovanni XXIII e voi sapete se io credo veramente alla sua santità. Tuttavia non posso, non posso mettermi al posto di Dio, Dio solo è giudice. E' certo che il giudizio di Dio è per la nostra salvezza, sì, ma è Lui che giudica, non ti mettere al suo posto. Puoi dunque sperare sempre, sperare per tutti. Ma devi sospendere il tuo giudizio in tal modo da credere già che quello sia salvo sennò altrimenti tutti diventiamo come papi, no?
E' il Papa soltanto che infallibilmente dichiara santo uno, sennò io dichiaro tutti santi. No, non posso dichiarare tutti santi, non può dichiarare nemmeno il Papa. Perché anche il Papa non ha mica un'ispirazione, deve attraverso un esame e poi attraverso il miracolo trovare la conferma di Dio. Ora se uno è in Paradiso, se tutti questi per i quali io debbo cantare l'Alleluia sono in paradiso, non importa più il Papa, il Papa può andare a spasso, son tutti santi perché per essere santi basta essere salvati; non c'è mica nessuna differenza.

E allora, e allora io vi dicevo, appunto questo, come io provo ripugnanza a questo canto dell'Alleluia. Infatti l'ho recitato appena, vero? Non mi torna, non mi va. Nemmeno per quanto riguarda la mia sorella, per quanto riguarda i miei fratelli, per quanto riguarda i miei genitori, io non posso cantare l'Alleluia, io spero in Dio e spero, anzi, che siano già nella gloria di Dio; ma di più non posso dire, nemmeno per loro come non lo dico per me. Non posso dirlo altrimenti mi metto al posto di Dio o nel caso minore faccio da Papa perché canonizzo, e non so. Dire che uno è in paradiso è canonizzarlo, non fa mica di più il Papa quando canonizza una persona. Non è mica detto che uno che è canonizzato sia più santo magari di uno che non è canonizzato. Canonizzare vuol dire soltanto questo: entra nel canone, entra cioè nella regola di coloro che la Chiesa proclama già viventi nella visione di Dio. Tutto qui.
E allora, miei cari fratelli, se questo è vero allora torna bene il fatto del suffragio. Ora hanno ricominciato a dare le messe, almeno Sergio lo sa, hanno ricominciato a dare le messe. Ma nei primi tempi dopo il concilio anche il suffragio ai morti era caduto. Per questo falso sentimento che tutto era già salvato. Ma c'è la libertà dell'uomo. Come la santa Chiesa ha condannato Teilhard de Chardin perché anche se ha tolto dall'indice i suoi libri, perché tutti i libri son tolti dall'indice, rimane sempre ferma la riserva che ha fatto il santo ufficio a proposito dei suoi libri. Quale riserva? Semplice, l'evoluzione sul piano spirituale non è come l'evoluzione sul piano biologico perché c'è la libertà dell'uomo e può essere benissimo che la libertà dell'uomo può essere, non dico che avverrà, può essere che al termine ultimo della storia tutta l'umanità si rifiuti a Dio, l'atto ultimo potrebbe essere veramente un precipitare di quella umanità nell'inferno, non sappiamo. C'è la libertà e la libertà rende sempre problematico tutto. Anche per quanto riguarda me, io non son sicuro di quello che posso vivere stasera, di quello che vivrò domani, non sono sicuro. La mia salvezza è soltanto nelle mani di Dio, a Lui mi affido: “In manus tuas Domine commendo spiritum meum”; “ nelle tue mani io affido la mia anima, il mio spirito; alle tue mani”.
Se io mantengo un mio potere su di me io sono perduto. E' soltanto in Lui che è misericordia infinita a cui mi abbandono, da questo abbandono dipende la mia salvezza. Ma un abbandono che dice appunto il consenso a Dio, dice appunto l'accettazione dell'amore divino. Ecco, miei cari fratelli, detto questo io vorrei invitarvi, oggi, a pregare non solo per i nostri parenti, tutti abbiamo dei fratelli, i genitori, oppure i nonni, oppure gli amici, oppure benefattori che sono già passati nel mondo di Dio, io vi invito a pregare per loro, è un vostro dovere, un dovere strettissimo, il primo dei doveri se ricordi bene. E’ molto più grave questo dovere, come diceva il Curato d'Ars alla beata Maria della Provvidenza, la fondatrice delle “Ausiliatrici del Purgatorio”, è più grave questo dovere che sovvenire ai poveri, dar da mangiare agli affamati. Molto più grave, perché dar da mangiare agli affamati riguarda la vita presente e la vita presente si può allungare di qualche giorno, di qualche ora, di qualche anno se volete… ma è sempre una cosa molto, molto relativa e che fugge.
Ma coloro che sono passati nel Regno di Dio, miei cari fratelli, hanno bisogno del nostro suffragio perché per sé non possono più meritare; ed è la nostra preghiera che può liberarli da questo stato di purificazione nella quale si trovano. Per il curato d'Ars era il primo dei doveri dell'uomo ed è, d'altra parte, veramente un dovere gravissimo se pensiamo che essi non possono far nulla e si trovano ancora lontani da quel Dio che essi desiderano più di ogni altra cosa perché non vedono più e non vivono più che per Lui. Vivono dunque un grande tormento, il tormento, cioè, di non poter conseguire quello che la loro anima totalmente desidera.
E’ una pena quasi simile a quella del dannato dice Santa Caterina di Genova. Nello stesso tempo è anche una gioia che supera tutte le gioie perché sono in grazia, sono sicure della loro salvezza ormai, io non sono sicuro ma loro sono sicure, però il tormento è indicibile proprio per il fatto che tutto gli è caduto e non vivono più nessun altro pensiero, nessun'altra ambizione, nessun altro desiderio che Dio e si trovano lontane da Lui. Di qui l'importanza nostra di pregare per loro. Se noi abbiamo qualche dovere, qualche legame con queste persone, il dovere nostro di suffragare la loro anima è primario. Non hanno che noi, non hanno che noi… E noi abbiamo dei doveri verso di loro. Ricordiamocelo!

Tutto quello che possiamo fare per la vita presente è una cosa che ha un suo valore, senza dubbio, ma è relativo. Quello che riguarda, invece, la vita futura, l'eternità la beatitudine stessa di Dio, questo è assoluto, non è più relativo. Di qui il dovere primario, per noi, di suffragare queste anime. Tante volte non lo sentiamo, siccome sono morti escono un po' dal nostro orizzonte psicologico, lo ricordiamo difficilmente; bisogna nella fede ravvivare la certezza della loro presenza e anche la certezza che essi aspettano da te solo, solo da te forse, un soccorso. E questo è vero per i nostri parenti, per i nostri benefattori, per i nostri amici, è vero per tutte le persone che si son consacrate nella comunità e sono passate nel Regno di Dio.
Le ricordo un po' tutte, mi passano in questo momento dinanzi agli occhi i volti di tutti coloro che hanno fatto la consacrazione nella comunità e sono già passati nel mondo di Dio. Le sorelle di Venezia, di Padova, Gregorio Sannino e Vittoria. E poi le nostre sorelle dell'Emilia, della Toscana, il generale Palandri, penso a Nino, le due assistenti generali che sono passate nel Regno di Dio, Vittoria Pacchioni, Livia Saradino, le assistenti di famiglia, Ida Iervolino, Caterina… non mi ricordo più il cognome, di Napoli e Lea Greselin di Padova.
Tutte le rivedo e tutte aspettano anche da me una preghiera di suffragio. Questa santa Messa è proprio per loro, per tutte le anime consacrate nella comunità che ancora possono aver bisogno della nostra preghiera di suffragio per salire alla visione di Dio. Ma vi chiedo di sentire sempre più profondamente questo legame con loro, un legame che ci fa partecipi della loro gioia, della loro beatitudine se sono nel Paradiso. Ma ci carica di una responsabilità molto grave se essi ancora debbono essere nel luogo di purgazione e attendono solo da noi un conforto e un aiuto. Questo mondo non è un mondo lontano da noi, essi sono con noi. Anche secondo Rahner, i morti vivono sempre coi viventi fintanto che non vivono totalmente assorti in Dio, totalmente rapiti in Dio e in Dio solo vivono un rapporto con noi; fino a quel momento essi sono con noi e aspettano da noi…
C'è Sergio che ogni giorno ci fa da mangiare, è vero che aspetti da lui che ti faccia la minestra? Bene, i morti sono qui con noi e aspettano da noi più che da mangiare soltanto un aiuto per poter liberarsi da questo tormento indicibile che li opprime, di esser lontani ancora da Dio. Sono con noi, sono qui, vivono con noi. Non sono lontani da noi. Il rapporto si mantiene con noi perché vivono nel tempo, non è un rapporto diretto con Dio, non è ancora un rapporto immediato con Dio, è un rapporto con coloro che hanno lasciato quaggiù sulla terra. Rapporto indubbiamente che essi vivono non più attraverso il corpo, lo vivono però attraverso il loro spirito ma vivono con noi.

Dobbiamo sentire che essi ci chiedono questo aiuto. Non avviene sempre quello che è avvenuto a Gubbio nel 1920, vi ricordate? Per 20 giorni hanno suonato dopo che era chiusa anche la Chiesa e il monastero, hanno suonato alla ruota e la superiora impensierita, turbata, è andata alla ruota e ha sentito una voce: le lascio qui, madre reverenda, le lascio qui 10 lire per una Messa che farà celebrare secondo la mia intenzione, per 20 giorni. Il 20° giorno finalmente ha dichiarato chi era: solo un'anima del purgatorio, una religiosa che avendo in cura di dover far celebrare delle messe non le aveva fatte celebrare e doveva farle celebrare. Per 20 giorni il Signore ha permesso che ella suonasse, si facesse presente alla badessa del monastero perché nel monastero fossero celebrate quelle messe che non aveva fatto celebrare e il 20° giorno ella aveva ringraziato la badessa e ha detto che saliva immediatamente alla visione di Dio; da quel momento non ha sentito più nulla.
Ma quello che è avvenuto, soltanto per un caso, perché il Signore ha voluto darne prova di questa presenza, avviene anche per noi sempre, anche se non abbiamo né suoni di campane né parole delle anime purganti, sono con noi e aspettano la nostra preghiera. Che la nostra messa stamani possa meritare per tutte…  la visione di Dio!