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RITIRO DICEMBRE 2016 (Meditazione 25-12-1990)

“NATALE DEL SIGNORE”

 Gesù, può dirci qualche cosa, sulla condizione propria della Chiesa e del mondo, nell'economia presente? E’ certo che per il sacrificio della Messa, sempre è presente l'atto del Cristo nella sua morte e nella sua resurrezione. Il tempo scorre; ma il tempo tutto precipita in questa Presenza che ha il contenuto ultimo di tutta la storia del mondo. Ma la nascita di Gesù no, Egli non nasce due volte.

L'Evento è un evento che è legato al tempo e con il tempo l'evento di per se è passato. Egli infatti è cresciuto, non è rimasto soltanto nell'atto della sua nascita. Lo dice lo stesso Vangelo che “Egli cresceva in sapienza e pietà e in età”. E allora che cosa vuol dire per noi, il Natale del Signore? Certo prima di tutto deve risvegliare in noi un sentimento vivo di gratitudine immensa a Dio che ha voluto discendere in mezzo a noi e divenire nostro fratello. Ma tutto questo sarebbe stato vero ugualmente anche se noi non avessimo dovuto festeggiare il Natale.

In realtà con la sua Incarnazione Egli rimane per sempre uno di noi. Che cosa dunque ci dice il Natale? Mi sembra che rispondere a questa domanda si possa soltanto se noi meditiamo un poco la seconda lettura che abbiamo ascoltato stanotte. Parla di un apparire, ma parla anche che noi viviamo nell'attesa di una manifestazione ultima. Che cos'è dunque la vita della Chiesa nell'economia presente? Mi sembra che sia molto semplice l’insegnamento che ci dà proprio il Natale. Egli è con noi. Egli vive in mezzo a noi. Egli,  Risorto, nella sua risurrezione ha ottenuto di essere presente a ciascuno.
Di essere sino alla fine dei tempi il compagno del viaggio di ciascuno uomo che viva nel tempo. Voi vi ricordate la pagina in Luca  dell'apparizione ai discepoli di Emmaus: Gesù è presente, Gesù vive con noi ma noi non lo riconosciamo . Egli opera nel mondo ma è come se non ci fosse. Si può dubitare, si può perfino negare questa Presenza, ma il dubitarne o il negarla non toglie la verità, la realtà di questa presenza medesima. Ecco che cos'è allora la vita della Chiesa quaggiù. Noi viviamo in un mondo che è già pieno di Lui, che vive di Lui. Ma il mondo non lo sa. Il mondo non lo conosce. Il mondo vive nel buio.

E’ significativo che gli eventi più grandi della rivelazione ultima si compiano proprio nella notte. Così la nascita di Gesù, così la sua risurrezione gloriosa. Perché è la notte  quella che distingue precisamente la vita della Chiesa presente. Qual è la vera realtà? La vera realtà rimane nascosta. Qualche cosa di questo noi possiamo vederlo proprio nel mistero più grande del culto: l'Eucarestia. Sotto il segno di povero pane, non è forse presente il Figlio di Dio? Si può, come tante volte lo fanno anche i giovani, anche sacerdoti, entrare in Chiesa e neppure genuflettere, neppure avere un pensiero per il Signore. Ma questo non toglie che Egli sia realmente presente. Lui, il figlio di Dio.
Questa è la condizione della vita della Chiesa quaggiù. Solo la fede ci può dare gli occhi per poterlo discernere, per poterlo vedere; ed è ben questo se si nota bene, se si legge bene il quarto Vangelo, quello che è promesso precisamente ai discepoli di Gesù.  Il mondo no, non lo conoscerà. Per il mondo no, Egli sarà ormai morto e finito. Ma i discepoli di Gesù vivranno nell’intimità del Signore e lo vedranno; perché come Egli vive, essi vivranno, dice il Vangelo, dice anzi Gesù medesimo. Sta a noi dunque riconoscere il Cristo sotto il segno dell'Umiltà;  sta a noi vivere insieme a Colui che è il Figlio di Dio, la gloria infinita del Padre; sta a noi di vivere insieme con, con questa, con questo Dio che è la gloria del Padre nella vita di tutti i giorni… curando l'orto della “Trasfigurazione”, lavorando al computer, spazzando le scale. L'umiltà della nostra vita non toglie nulla alla Sua grandezza. Tutte le grandezze umane son nulla in paragone di quello che noi possiamo vivere se viviamo veramente di fede perché sì, questa Presenza è reale, ma l'anima la scopre e la vive solo nella misura della sua fede. Importa poco che Dio sia presente se tu non lo vedi, importa poco che Dio sia presente se tu non lo riconosci.
Che cosa volle dire per tutti gli abitanti di Nazareth la presenza del Cristo che ha vissuto in questo paese per 30 anni, che cosa ha voluto dire? Nulla. Essi hanno continuato la loro vita come se nulla fosse. Di nulla si sono accorti e nulla essi hanno vissuto. Solo la fede ci mette in comunione reale col Cristo, ed è questo che noi dobbiamo chiedere a Dio. Noi viviamo ora la Messa di mezzanotte, la Messa della notte cioè. Ma vedete in questa Messa di notte sono accese le luci e parecchie luci, mi sembra. Che cosa son queste luci? Miei cari fratelli, noi con gli occhi che il Signore ci ha dato possiamo percepire la realtà del mondo presente. Ma con gli occhi che Egli ci ha dato, con gli occhi della fede, noi possiamo vivere invece un rapporto e una comunione con il mondo di Dio. Ed è nella misura che sappiamo vivere questo, questo rapporto col mondo divino che la nostra vita è grande, non perché non sia grande la presenza del Cristo, è la presenza di un Dio, ma questa Presenza è del tutto ignota per l'anima che non ha fede; non solo ignota ora, ignota anche domani. Mentre la misura della fede dice la misura anche della nostra partecipazione alla vita del cielo.

Che cosa distingue la vita della Madonna dalla vita della più umile donna di Nazareth? Nulla. Di fatto nessuno si accorse mai di quello che in Lei era avvenuto. Dov'è la grandezza della donna? Non c'è! Più povera di così, più umile di così, più nascosta di così, più ignorata di così, non potrebbe essere una donna. L'ultima, la più povera, nel villaggio più disprezzato della Galilea. Che cosa ha fatto grande Maria? Quello che le altre donne non ebbero! La fede. “Beata tu che hai creduto” dice Elisabetta a Maria. Miei cari fratelli è questo quello che cerchiamo proprio a Natale: se noi abbiamo fede allora nella umiltà della nostra vita, che è molto simile alla vita di Gesù nella sua condizione terrestre, nella nostra umile vita noi vivremo  la vita stessa di Dio, perché proprio in quella umile vita ha vissuto con Dio, il Figlio del Padre, la Gloria sustanziale del Padre Celeste e noi ugualmente viviamo questo?
Si diceva dianzi, due ore fa, e mi è dispiaciuto che l'abbia detto Sebastiano, che non sentiva che era Natale ma io non so come faccia a dormire anche domani l'altro perché Natale è sempre. Dio è con noi! Si tratta per noi di realizzare questa Presenza sennò son chiacchiere le nostre, non esiste il nostro cristianesimo, non esiste! La fede soltanto distingue il cristiano e la fede vuol dire prendere possesso, vuol dire percepire, avere la percezione, vuol dire vedere, gli occhi della fede vuol dire vedere di una visione che non è certamente oculare ma è vedere veramente la realtà stessa di un Dio che ci ama, la realtà stessa di un Dio che si dona, la realtà stessa di un Dio che ci riempie di sé! Miei cari fratelli questo è il cristianesimo! Guardate che se viviamo davvero la vita cristiana non abbiamo davvero da rimpiangere nulla perché Dio non potrebbe darci di più. La ricchezza del mondo, il potere, ogni privilegio e di che ce ne facciamo? Che cosa possono essere tutti i beni di questo mondo nei confronti del bene che ci viene dalla intimità col Figlio di Dio, dal fatto che Egli ci ama e si dona a ciascuno di noi? Per questo noi dobbiamo realizzare questa Presenza perché la comunità, specialmente per noi che viviamo la vita comune, esclude quelle opere che potrebbero dare un lustro alla nostra vita, un lustro anche alla comunità; non avremo mai grandi case, non le vogliamo, non vogliamo mai grandi trionfi, grandi successi, non li avremo. Perché? Perché sarebbero una maledizione per noi.
Noi daremmo importanza a quello che non ha importanza e non daremmo invece importanza a quello che ha importanza: la sua Presenza Divina! Poteva Maria Santissima desiderare di più di quello che aveva ricevuto da Dio dal momento che era divenuta sua madre? E potrebbe ciascuno di noi desiderare qualche cosa di più dal momento che Dio si è fatto nostro amico, nostro fratello, nostro figlio, nostro sposo? Miei cari fratelli ecco che cos'è la vita cristiana: è il vivere la vita di Nazareth, è il vivere la vita di Betlemme, ma vivere in questa vita di Nazareth la consapevolezza che Maria stessa aveva: che sotto il segno dell'umiltà più profonda, sotto il segno della povertà estrema, era presente Dio, l'Infinito, era presente Dio, l'Immenso, era presente Dio, l'Eterno. Miei cari fratelli, è questo che dobbiamo vivere. A questo ci chiama precisamente la nostra vocazione. Quando si dice che noi vogliamo testimoniare il primato delle virtù teologali, e prima si diceva un'altra parola che era più compromettente, il primato della vita contemplativa, noi intendiamo questo. Intendiamo, cioè, che per noi non c'è paragone tra il vivere questo contatto permanente con la Presenza Divina nei confronti di tutti i beni terreni, nei confronti della vita più lunga, della ricchezza più grande, del potere massimo che l'uomo può ricevere.
Di che cosa potrei farmi se a me dessero tutti i beni di questo mondo? O lo diceva, voi lo ricorderete, voi che avete studiato patrologia, lo diceva Sant'Ignazio nella lettera ai romani; e lo diceva precisamente in confronto all' imperatore Traiano che l'aveva condannato alla morte. Morì sbranato dalle belve: “dì, che mi faccio io”, egli diceva, “dì, tutto il potere del mondo?” Egli nel suo intimo non desiderava che una cosa: il possesso di Dio; ma già egli lo possedeva nel cuore. Miei cari fratelli, è Natale. Dicevo stamani e anche ieri, ieri mattina alla Chiara, quando tu verrai al refettorio il giorno di Pasqua dovrai portare tra le tue braccia il bambino Gesù,  te lo dico anche ora, è questo che dobbiamo vivere, vivere questa Presenza, vivere questo possesso che Egli è nostro, si è fatto la nostra ricchezza, è divenuto la nostra gioia, Egli è la nostra vita, Lui solo! Di che ci facciamo del resto. Che Egli davvero sia per noi tutta la ricchezza e la gioia, sia tutta la nostra vita.

Ricordiamoci la preghiera di San Giovanni della Croce, perché noi tutti dobbiamo ripeterla, noi tutti dobbiamo viverla,:“miei sono i cieli, mia è la terra, mia la Madre di Dio, miei gli angeli e i santi. Perché  Gesù è tutto mio, è tutto per me”. Noi si canterà ora nel credo: “propter nostram salútem, descéndit de cælis,” per noi, per la nostra salvezza, per la nostra gioia. Egli è disceso e si è fatto Lui stesso ricchezza e gioia della nostra vita. Sì, noi lo possiamo portare nelle braccia, anzi possiamo stringerlo al cuore più ancora. Egli vorrà dimorare in noi: “Christum abitare perfire in cordibus vestris”. Non più in una grotta ma nel nostro povero cuore Egli dimorerà per sempre; e nel nostro cuore noi possederemo un bene più grande del cielo, possederemo una vita che non termina più, è precisamente quella vita eterna che il cristiano possiede. La morte non lo tocca perché la nostra vera vita è Lui e Lui ha vinto la morte. Miei cari fratelli, vivere questo, ecco che cos'è il Natale! Se non viviamo questo contatto con il Figlio di Dio son tutte storielle, anche il Natale…
Storielle che danno certa tenerezza perché si cantano le laudi a Gesù Bambino, perché si recitan le preghierine, le “poesiole” davanti al presepio, ma che cosa è tutto questo? Può avere una sua bellezza, sì, non lo nego, ma che cos'è tutto questo nei confronti della sua realtà, Dio è nostro, Dio s'è fatto per noi! Ecco, il mondo è divenuto troppo angusto per ricevere Iddio, perché Dio si è donato al mondo, anzi, si è donato a me! Io ho fatto il voto di povertà ma non è soltanto uno scherzo, che cosa ti sembra? Vuol dire aver buttato via quello che non vale e ricevere in cambio l'immensità stessa di Dio, la nostra ricchezza. La povertà è soltanto condizione della ricchezza, come la castità è soltanto condizione d'amore, come l'obbedienza è soltanto condizione al potere più grande perché nell'obbedienza ecco è Dio che vive in me, Lui che è l'Onnipotente.
Ed è ben questo che noi dobbiamo vivere. Hai capito Isidoro? Fra poco tu farai i voti, questo dovrai vivere; i voti non ti tolgono nulla, ti danno la possibilità, piuttosto, di aprirti e dilatarti nella misura di Dio. Alla ricchezza umana subentra il possesso di Dio; all'amore umano subentra questo amore che ci lega per sempre e ci unisce  per sempre a Colui che è immortale ed è l'Amore Infinito. Alla debolezza di un volere che nulla praticamente può, si sostituisce la volontà Onnipotente di Dio ed è questo che è il Natale. Sì apparentemente sembra una rinunzia, sì apparentemente sembra umiltà e povertà, in realtà è la presenza stessa di un Dio che si è fatto nostra, nostra, nostra ricchezza, dicevo, nostra giustificazione, nostra santità, nostra vita.

Che il Signore ci doni di vivere davvero il Natale, questa spiritualità del Natale che è la spiritualità cristiana tu-kur perché l'apparizione del Cristo nella sua gloria è rimandata all'ultimo tempo, per ora fintanto che Egli non si manifesterà dovremmo accontentarci di vivere questo possesso di Dio nell'apparente squallore di una vita che sembra non avere nessuna, nessuna luce e nessuna grandezza, ma alla grandezza di Dio se noi nella fede sappiamo vedere giustamente le cose.